On. Alfano (FI): “Un governo di larghe…imprese”

84d89e262ae6d45e62f8d650e712ba45.jpgOggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell’economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l’art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

Il problema è costituito proprio dal fatto che la finanza sta conquistando territori a livello sopranazionale. Ma non è solo la questione del guadagno a preoccuparmi, bensì la gestione delle politiche industriali ed il condizionamento sulle scelte dei governi su tematiche come l’ambiente o i servizi. Noi abbiamo bisogno di governi stabili, liberali ma non ingerenti nei mercati. È per questo che serve un’adeguata riforma elettorale e stabilire dei rapporti con la Comunità Europea per creare un giusto equilibrio tra lo Stato ed il mercato. È per questo che gli accordi fra i vari partiti devono essere fatti sui programmi e non in funzione solo delle percentuali di voto. Lo Stato non deve quindi sparire dall’economia, poiché la sua presenza controlla delle forze che altrimenti andrebbero ad assumere un potere enorme, tale da far passare addirittura gli utili in secondo piano.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

Data la mia esperienza di sindaco, devo dire che è difficile evitare incompatibilità soggettive, in quanto si è tutti inseriti nel tessuto sociale. Quello che bisogna però evitare sono le incompatibilità oggettive di fondo, risultato raggiungibile mediante la creazione di regole e sistemi che garantiscano la trasparenza dei rapporti, evitando architetture complesse e burocrazia inutile.

 

Un parere personale sull’influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all’incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo “Britannia” fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d’Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d’affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

A mio avviso lo Stato non dovrebbe partecipare ad attività imprenditoriali di ogni genere: dovrebbe peraltro evitare di occuparsi di attività professionali, così come la partecipazione a capitali di servizio. Lo Stato deve occuparsi di funzioni legate ai servizi pubblici, alla sussidiarietà per sostenere i cittadini e le famiglie, ma astenersi dalle partecipazioni che non toccano direttamente i temi di sviluppo aiutando solo l’assistenza. E detto da me, che sono meridionale, può sembrare un paradosso: lo Stato non può fare impresa, piuttosto deve limitarsi ad essere un arbitro del mercato e questo gli garantisce una funzione nobile. Non si può certo pretendere che riesca a fare tutto! Bisogna favorire la concorrenzialità, limitando la partecipazione statale che rallenta gli investimenti privati. In questo senso la politica deve essere autoritaria, ma non ingerente, stabilendo regole fisse senza esagerare: la repressione non limita certo le esagerazioni di potere.

 

Il recente sciopero dei TIR ha messo in luce le deficienze del governo in materia di contrattazione con alcune categorie: cosa si doveva fare per prevenire lo sciopero – che ha assunto quasi i toni di una serrata?

Senza esagerare devo dire che quello dei TIR, nella sua tragicità, è stato un servizio reso al Paese! Si è infatti trattato di un segnale positivo che ha fatto sì che venissero affrontate due questioni importanti: quella riguardo l’importanza del trasporto su gomma e quella dell’incapacità di questo governo di operare una vera programmazione economica e politica. Il governo non sa cosa vuole dalle categorie. Tirando da una parte e dall’altra, alla fine si arriva a strappare la coperta.

 

Un altro tema che tiene banco attualmente è il continuo aumento del divario tra la diminuzione dei salari e la perenne crescita dei prezzi: cosa si dovrebbe fare per bloccare i meccanismi su almeno uno dei due fronti?

Penso sia ormai inutile per il nostro Paese, inserito nel sistema dell’Unione Europea, continuare a puntare sui rapporti di lavoro a tempo indeterminato, come condizione di stabile e reale tranquillità di vita. Servono invece dei meccanismi che leghino i salati ai risultati della produzione, così come gli incentivi per l’occupazione non devono servire solo a sostenere il settore in crisi, ma aiutare a sviluppare lo stesso con una percentuale importante da destinare alla retribuzione. Altrimenti per aiutare in settore ne mettiamo in crisi altri! È necessario dunque cambiare ottica sul posto fisso e andare in una direzione che privilegi i premi di produzione.

 

Ieri il governo ha rinunciato alla conversione in legge del decreto sulla sicurezza: quali scenari si aprono su questo versante? Tornerà tutto alla situazione precedente all’omicidio della sig.ra Reggiani?

Lei ha centrato il punto ed io stesso mi chiedo cosa debba fare ancora un governo per dimettersi! La sfiducia verso lo Stato e le istituzioni da parte dei cittadini è massima: non si possono trascurare questioni che dovrebbero vedere concordi maggioranza ed opposizione. La stessa opposizione presenta un messaggio chiaro, anche se lei stessa non appare molto coesa e decisa e questo fa sì che il popolo comprenda anche noi in questa categoria inadempiente. Su questi temi, l’opinione pubblica non può però essere disattesa.

 

 

Jacopo Barbarito

On. Alfano (FI): “Un governo di larghe…imprese”ultima modifica: 2008-01-31T08:47:57+00:00da jacopobarbarito
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