On. Rocchi (PRC): “Il governo non ha reale autonomia dai poteri economici e finanziari”

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Oggi la grande finanza ha il monopolio in diversi settori della vita civile e dell’economia: ci troviamo in un sistema dove quegli stessi attori (visto anche l’art. 105 di Maastricht) hanno subordinato i tre poteri di Montesquieu alla logica del denaro e del guadagno. Le sembra un sistema a “misura di cittadino”?

 

Certamente no, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un processo di trasformazione  e di finanziarizzazione dell’economia, che prima concentrava i suoi investimenti nello sviluppo industriale, mentre ora in speculazioni finanziarie e rendite immobiliari. In questo modo, a parte quello che di Confindustria, non c’è quella convergenza da parte delle imprese per favorire gli investimenti anziché le speculazioni.

 

Il premier Prodi, come tutti sanno, ha forti legami con la Goldman Sachs, così come lo stesso Draghi: questa comunanza di interessi in che modo può influenzare la politica di questi personaggi?

 

Un’influenza c’è ed è grande, tanto da far pensare che questo governo non abbia una reale autonomia dai poteri economici e finanziari; il recente caso del protocollo sul welfare – approvato a maggioranza assoluta in commissione e poi modificato in base ai dettami di Confindustria – è un esempio lampante.

 

Un parere personale sull’influenza nella politica di smantellamento dello Stato nazionale (partecipazioni statali, assistenza sociale) dovuta all’incontro che ebbe luogo nel 1992 sul panfilo “Britannia” fra personaggi come Draghi, Andreatta, Soros, Barucci, il governatore della Banca d’Inghilterra, rappresentanti delle maggiori banche d’affari ed altri importanti esponenti del mondo finanziario al largo di Civitavecchia.

 

Partiamo da una considerazione: se si parla di istituzioni e poteri democratici che si avvicinano ai cittadini o ai comuni potrebbero anche non esserci problemi (ossia avviare quel processo che dal centro va in direzione dei cittadini), ma dietro questo federalismo  non si parla di questo. Tale disegno nasconde il fatto che alcuni poteri forti operino per indebolire la politica a loro vantaggio, ed uno stato più debole aumenta la forza di questi poteri economici e finanziari.

 

Pensa che potrà aver luogo la creazione di una “cosa rossa” con Verdi, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e Socialisti? Questo soggetto nasce in antitesi al PD o per arginare eventuali sbarramenti causati dalla legge elettorale?

 

L’obiettivo è quello “storico” per questa fase politica, che si trova in un momento di crisi nel suo ruolo autonomo di programmazione, crisi che è anche quella della sinistra, che qualcuno vorrebbe ridurre all’impotenza. La sinistra, invece, vuol dare una risposta per presentare un’alternativa alla società ed al modello capitalista: noi vogliamo incidere nella società per mezzo di risultati tangibili sui soggetti più deboli, senza per questo creare un attesa “messianica”. Penso che questa unione sia anche necessaria per superare le “forme partito” del Novecento, anche per quanto riguarda il movimento operaio: è necessaria quindi un’innovazione culturale  che esalti la partecipazione individuale, a svantaggio di quella accentratrice, tipica del modello politico leninista. È chiaro che ogni soggetto è geloso della propria storia e della propria identità, ma è necessaria un’innovazione per evitare di scomparire o rimanere ai margini e divenire inconcludenti. E questo a prescindere dal PD o da eventuali futuri sbarramenti elettorali. Questo processo si situa nell’alveo della ricomposizione del movimento operaio, inteso in senso lato: lavoro, ambiente, diritti civili, sviluppo e pace saranno gli architravi per la trasformazione della società. Bisogna ricostruire l’idea che è possibile mantenere allo stesso tempo libertà ed uguaglianza, che nella stessa storia del movimento operaio non ha trovato piena realizzazione, dato che sull’altare dell’uguaglianza è stata sacrificata la libertà.

 

Come vanno intese, a Suo giudizio, le parole dell’on. Bertinotti di qualche giorno fa? Sono dirette a far capire agli alleati che questa esperienza di governo è giunta al capolinea?

 

La sinistra aveva investito nell’Unione molti dei suoi sforzi e delle sue speranze per poter essere uno strumento capace di dare una risposta ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati ed alle altre categorie sociali più deboli, danneggiato dalle tendenze ultraliberiste del precedente governo. Ma il governo è stato all’altezza di questo compito? Decisamente no! Su questi temi, infatti, i passaggi salienti dimostrano che il governo non ha avuto l’autonomia per realizzarli, anche a causa dell’ingerenza della Chiesa. È comunque vero che il governo ha fatto tante piccole cose positive, ma non ha attuato certo le svolte che tutti si attendevano. Lo dico con rammarico, poiché ero convinto che ciò si sarebbe potuto fare. Il governo ha mancato di dinamicità dialettica con tante parti sociali, è stato impermeabile nei confronti di varie spinte sociali. Attendiamo pertanto la verifica di governo di gennaio, ma per realizzare entro il 2008 alcuni capisaldi, in particolar modo la legge elettorale, che vada verso un proporzionale e non verso un bipartitismo. Basta ai progetti a medio-lungo termine, spalmati su tutta la legislatura. Bisogna guardare a breve termine, dato che non lo vedo in grado di pensare eccessivamente al futuro. Nel frattempo dobbiamo costruire una sinistra nuova e tornare al voto. Questo non esclude alleanze future, ma queste dovranno essere libere e basate sui contenuti, che non dovranno più essere irrealizzabili a causa dei condizionamenti interni ed esterni.

 

Dopo oltre sessant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, gli animi – politici e non – si scaldano ancora affrontando discorsi ideologici e vi sono ancora atti di violenza politica ed intolleranza non irrilevanti: in questo senso, come giudica la duplice aggressione ai danni della sezione della Fiamma Tricolore di Casal Bertone ad opera di esponenti dei centri sociali ed immigrati?

 

Questo purtroppo è il retaggio della cultura politica del Novecento e bisogna andare necessariamente verso il superamento della violenza in politica, che fu praticata da tutti a cominciare dagli operai, alla borghesia, alla Chiesa. Questo aspetto dunque non riguarda solo la sinistra, ognuno dei fare i conti con  i propri scheletri negli armadi: la violenza dovrebbe abdicare dal suo ruolo in politica, smettendo di credere che essa sia la “politica in altre forme”. Questa tendenza ha generato mostri. Io vengo da un tempo in cui c’era l’antifascismo militante, che subì e praticò la violenza e questa ha frenato la partecipazione democratica alla trasformazione, che fu repressa per l’interesse generale, creando quelle cose dette “partito-stato”. La violenza deve essere condannata e combattuta con la partecipazione democratica e la propria testimonianza di vita.

 

Nella Sua attività parlamentare si è occupato della depenalizzazione di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti e di politiche di riduzione del danno: come pensa che si possa affrontare il problema della droga?

 

L’unico vero strumento di lotta è quello dell’antiproibizionismo. La logica repressiva alimenta i mercati clandestini ed i traffici internazionali e non si da a questi fenomeni di disagio sociale una giusta risposta. Bisogna educare alla conoscenza delle sostanze, ai loro effetti, alle giuste operazioni di intervento. Quello che ieri si diceva sulle sigarette o sull’alcol oggi si dice sulla cannabis, poi vediamo che attualmente per i primi due ci sono i monopoli di Stato! Non si può applicare il principio della repressione su tutto: dagli ultras allo stadio all’immigrazione. Va usata una certa repressione contro la criminalità organizzata, la delinquenza o il traffico di immigrati ma non bisogna generalizzare ed assolutizzare questo principio.

 

Jacopo Barbarito

 

On. Rocchi (PRC): “Il governo non ha reale autonomia dai poteri economici e finanziari”ultima modifica: 2007-12-19T20:26:52+00:00da jacopobarbarito
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